La tecnica della sottopittura “dead coloring” secondo Vermeer
Dopo aver completato il disegno, Vermeer cominciava a dipingere usando il sistema della “colorazione morta” (dead coloring) o sottopittura come viene chiamata oggi. Questa era una delle fasi più importanti nel suo processo di pittura. Senza una accurata e minuziosa padronanza della tecnica della sottopittura, la straordinaria coerenza pittorica che caratterizza la pittura più matura di Vermeer non sarebbe stata possibile.La tecnica della sottopittura facilita grandemente la realizzazione di composizioni finemente bilanciate, una accurata messa a punto della luce e delle sottigliezze cromatiche.
La sottopittura oggi è praticata raramente. Per tutto il secolo scorso, gli artisti hanno semplicemente iniziato a dipingere direttamente su tele commerciali bianche già pronte, con colori pieni superando qualsiasi passaggio pur di abbreviare il processo pittorico. Per questo ne la funzione ne la pratica della sottopittura è mai stata compresa pienamente.
In termini semplici, una sottopittura è una versione monocromatica della pittura finale usata per fissare la composizione, dando volume e sostanza alle forme, per distribuire luci ed ombre per creare gli effetti illuministici. La mancanza di colore probabilmente giustifica il termine “morta” (dead) nella definizione sottopittura morta (dead painting). I colori erano poi applicati sulla sottopittura quando questa era perfettamente asciutta.
Le sottopitture erano in genere eseguite con terre dai toni caldi, o con toni di grigio neutro. La terra d’ombra bruciata, a volte mescolata con nero, era usata di frequente a questo scopo.
Nell’opera incompiuta di Leonardo l’Adorazione dei Magi (a sinistra) risultano evidenti sia il disegno iniziale che varie fasi di sottopittura.
Rubens (a destra) usava il bianco per accrescere l’evidenza delle zone illuminate (Per inciso vi invito a prendere coscienza della infinita superiorità di Leonardo sotto tutti i punti di vista).Qiundi con un minimo di fatica un artista era in grado prevedere in modo molto accurato la propria idea pittorica. poteva osservare le parti carenti della propria composizione e correggerle in modo abbastanza facile tramite l’apporto di pochi toni neutri di luce ed ombra. Anche estese zone della tela che fossero risultate troppo scure potevano ugualmente essere illuminate mentre altre troppo luminose smorzate. Il grado di finitura di questa sottopittura varia da scuola a scuola pittorica e addirittura da autore ad autore.
Non è possibile accertare se Vermeer portasse la definizione della sua sottopittura a livello di quella di Leonardo ma prove di laboratorio sembrano evidenziare che le sue fossero meno definite. Egli generalmente usava neri e marroni nelle sue sottopitture.
E’ noto che Rembrant e Rubens in particolare abbiano fatto larghissimo uso della sottopittura. Pare che essi tenessero nel loro studio diversi quadri fermi a livello della sottopittura, in attesa che qualche cliente manifestasse il proprio interesse verso quella particolare composizione, versasse un acconto e ordinasse il completamento dell’opera nella pienezza dei suoi colori e dettagli.
La sottopittura non è comunque solo un metodo rapido per prevedere e correggerre elaborate composizioni, esso è anche un sistema per ottenere un gran numero di effetti ottici che non possono essere ottenuti con la cosiddetta pittura alla prima usando impasti di colore direttamente sulla tela.
E’ stato notato che nell’opera “Il Geografo” c’è più di un passaggio che sembra essere stato lasciato incompleto o lasciato visibile. L’osservazione di molte delle zone di profonda ombra del tappeto rivela come il metodo di pittura di Vermeer non si discostasse molto da quello dei suoi contemporanei.
Qui a destra, riporto una immagine realizzata di recente per la realizzazione di un corso su CD ROM di Jonathan Janson, che offre una ipotesi di lavoro per la realizzazione di un quadro utilizzando quella che si presume sia stata la tecnica di sottopittura di Vermeer, sembra una buona realizzazione ed un buono spunto per approfondire lo studio di questa tecnica antica.
La sottopittura di Vermeer
Sembra quindi certo che la sottopittura facesse parte del processo creativo di questo autore. Analisi di laboratorio hanno dimostrato che nella fase di sottopittura sono stati effettuati diversi interventi e ripensamenti per quanto riguarda la posizione, la dimensione, la presenza o assenza di oggetti ed altri elementi compositivi. Sedie, mappe, immagini incorniciate, strumenti musicali, cesti, un intero cavaliere in piedi e perfino un cane sono apparsi e scomparsi dalle sue composizioni prima che esse venissero completate. Vermeer probabilmente li ricoprì nella fase della sottopittura rendendosi conto che disturbavano l’effetto che egli intendeva ottenere. Egli cambiò la posizione di arti e dita, per ottenere con precisione la gestualità che desiderava, bordi di mappe hanno migrato a destra o sinistra per aggiungere stabilità alla composizione, ed i contorni del corpo delle ragazze rappresentate sono stati rimodellati per rendere le loro figure più eleganti e fluide. Anche le ombre sono state schiarite o scurite, tutto grazie alla comoda visione immediata offerta dalla tecnica della sottopittura.
E’ stato notato che nell’opera “Il Geografo” c’è più di un passaggio che sembra essere stato lasciato incompleto o lasciato visibile. L’osservazione di molte delle zone di profonda ombra del tappeto rivela come il metodo di pittura di Vermeer non si discostasse molto da quello dei suoi contemporanei.
Qui a destra, riporto una immagine realizzata di recente per la realizzazione di un corso su CD ROM di Jonathan Janson, che offre una ipotesi di lavoro per la realizzazione di un quadro utilizzando quella che si presume sia stata la tecnica di sottopittura di Vermeer, sembra una buona realizzazione ed un buono spunto per approfondire lo studio di questa tecnica antica.Questo articolo è stato liberamente tradotto da quello in inglese: Vermeer’s Painting Technique: Drawing.
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