Questo annullare i suoni interiori, che sono la vita dei colori, questo disperdere nel vuoto le energie dell’artista è “l’arte per l’arte”.
Per la sua abilità, per le sue capacità d’invenzione e di sentimento, l’artista cerca un compenso, materiale. Vuole soddisfare la sua ambizione e la sua avidità. A un lavoro comune e profondo subentra la lotta per arricchirsi. Ci si lamenta della troppa concorrenza e della sovrapproduzione.
Odio, faziosità, corporativismo, invidia, intrighi sono la conseguenza di quest’arte materialistica e inutile.Lo spettatore si allontana inesorabilmente dall’artista che, non avendo per scopo quest’arte senza scopo, coltiva altri ideali.
Comprendere significa capire il punto di vista dell’artista.
Si è detto che l’arte è figlia del suo tempo. Un’arte simile può solo riprodurre ciò che è già nettamente nell’aria.
L’arte che non ha avvenire, che è solo figlia del suo tempo ma non diventerà mai madre del futuro, è un’arte sterile.
Ha vita breve e muore moralmente nell’attimo in cui cambia l’atmosfera che l’ha prodotta.
Un grande triangolo acuto diviso in sezioni disuguali, che si restringono verso l’alto, rappresenta in modo schematico, ma preciso, la vita spirituale. In basso, le sezioni del triangolo diventano sempre più grandi ed estese. Al vertice sta qualche volta solo un uomo. Il suo sguardo è Sereno come la sua tristezza. E quelli che gli sono più vicini non lo capiscono. Irritati, lo definiscono un truffatore o un pazzo.
Così disprezzarono Beethoven, che visse da solo, al vertice.
l’arte non è l’inutile creazione di cose che svaniscono nel vuoto, ma è una forza che ha un fine, e deve servire allo sviluppo e all’affinamento dell’anima, al movimento del triangolo.
Questo era il pensiero di Vassily Kandinsky, un approccio decisamente inserito nel solco della tradizione del Romanticismo, filone di pensiero artistico nato alla fine del Settecento e tuttora vivace.
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