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	<title>Pratica l&#039;Arte - disegno e pittura: a olio, acrilico, acquerello &#187; colorazione</title>
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	<link>http://www.praticalarte.com</link>
	<description>disegno, pittura, illustrazione - a olio, acrilico, acquerello, pastelli</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 09:47:52 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La tecnica del pastello</title>
		<link>http://www.praticalarte.com/2010/11/22/la-tecnica-del-pastello/</link>
		<comments>http://www.praticalarte.com/2010/11/22/la-tecnica-del-pastello/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 12:28:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lux</dc:creator>
				<category><![CDATA[arte e creatività]]></category>
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		<description><![CDATA[La tecnica del pastello ha le sue origini nel diciassettesimo secolo e fu largamente usata anche in sostituzione  dell’olio. Questa tecnica fu utilizzata da molti artisti: Degas, Carriera, Manet, Picasso e sta nuovamente suscitando interesse per la velocità della realizzazione e la luminosità dei colori.
I pastelli sono composti da pigmenti di colore, gesso o argilla bianca impastati con gomma arabica. I pastelli di buona qualità hanno aspetto e consistenza gessosa e si sciolgono con facilità.

Esistono sia pastelli morbidi che medi e duri, a seconda delle fasi del lavoro. I pastelli duri per esempio vengono utilizzati per i particolari mentre quelli morbidi e medi per le grosse campiture e le sfumature, realizzabili anche con le dita o con sfumini.
Data la fragilità del materiale è necessaria una estrema pulizia, dotatevi quindi di uno straccio per tenere le mani pulite ed evitare di inquinare i colori.
Le fasi del lavoro
Come tutte le tecniche, anche quella del pastello può essere utilizzata a seconda del gusto e della sensibilità dell&#8217;artista.
Consigliamo ai principianti una serie di fasi che faciliteranno il lavoro.
-Scegliere il supporto
Il pastello può essere applicato su carta, cartone, cartone telato e legno. Esiste una carta apposita o viene anche utilizzata la carta pesante per acquerello. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2443" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="attachment wp-att-2443" href="http://www.praticalarte.com/2010/11/22/la-tecnica-del-pastello/rosalba-carriera/"><img class="size-thumbnail wp-image-2443 " style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="rosalba carriera" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/11/rosalba-carriera-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Rosalba Carriera, Pastello</p></div>
<p>La tecnica del pastello ha le sue origini nel diciassettesimo secolo e fu largamente usata anche in sostituzione  dell’olio. Questa tecnica fu utilizzata da molti artisti: Degas, Carriera, Manet, Picasso e sta nuovamente suscitando interesse per la velocità della realizzazione e la luminosità dei colori.<br />
I pastelli sono composti da pigmenti di colore, gesso o argilla bianca impastati con gomma arabica. I pastelli di buona qualità hanno aspetto e consistenza gessosa e si sciolgono con facilità.</p>
<p><span id="more-2442"></span></p>
<p>Esistono sia pastelli morbidi che medi e duri, a seconda delle fasi del lavoro. I pastelli duri per esempio vengono utilizzati per i particolari mentre quelli morbidi e medi per le grosse campiture e le sfumature, realizzabili anche con le dita o con sfumini.<br />
Data la fragilità del materiale è necessaria una estrema pulizia, dotatevi quindi di uno straccio per tenere le mani pulite ed evitare di inquinare i colori.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-2444" href="http://www.praticalarte.com/2010/11/22/la-tecnica-del-pastello/pastelli/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2444" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="pastelli" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/11/pastelli-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le fasi del lavoro<br />
Come tutte le tecniche, anche quella del pastello può essere utilizzata a seconda del gusto e della sensibilità dell&#8217;artista.<br />
Consigliamo ai principianti una serie di fasi che faciliteranno il lavoro.</p>
<p>-Scegliere il supporto<br />
Il pastello può essere applicato su carta, cartone, cartone telato e legno. Esiste una carta apposita o viene anche utilizzata la carta pesante per acquerello. Anche la carta da pacchi grezza, utilizzata dalla parte opaca, permette di raggiungere buoni risultati.<br />
Spesso i pastellisti scelgono supporti già colorati che velocizzano il lavoro e permettono di ottenere contrasti interessanti.</p>
<div id="attachment_2453" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="attachment wp-att-2453" href="http://www.praticalarte.com/2010/11/22/la-tecnica-del-pastello/studio-4/"><img class="size-thumbnail wp-image-2453 " style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="studio" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/11/studio5-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Patrick Martin, studio di pastello</p></div>
<p>- Prima bozza<br />
Eseguite una bozza del disegno a parte ed effettuate alcune prove di tecnica e colorazione sulla carta che utilizzerete. (vedi i bozzetti di Patrick Martin sull&#8217;articolo a lui dedicato). Createvi una vostra personale sequenza di colori da utilizzare.</p>
<p>- Riportate il disegno sul supporto ed effettuate una bozza con pastello nero e bianco per esaltare le luci e le ombre.</p>
<p>- Fissate il vostro bozzetto con un fissativo specifico passato molto leggero.</p>
<p>- Una volta asciutto passate i colori cercando di non mischiarli fra loro, sfumateli con lo sfumino, con le dita o con una spugna in varie sovrapposizioni. Per facilitare il lavoro alcuni artisti fissano anche le fasi intermedie per evitare di impastare i colori fra loro. Tenete presente che il gessetto fissato perde brillantezza quindi alcuni artisti evitano di fissare l&#8217;ultimo strato di colore in modo da tenerlo inalterato. Utilizzate infine i pastelli duri o i pastelli in matita per gli ultimi particolari.</p>
<div id="attachment_2454" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="attachment wp-att-2454" href="http://www.praticalarte.com/2010/11/22/la-tecnica-del-pastello/akiko-hoshino-2/"><img class="size-thumbnail wp-image-2454 " style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="akiko hoshino" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/11/akiko-hoshino1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Akiko Hoshino, pastello</p></div>
<p>Accorgimenti</p>
<p>- I lavori realizzati col pastello sono molto fragili e delicati, vanno quindi protetti subito tra due fogli di carta protettiva in modo da non perdere la polvere o incorniciati con un passepartout abbastanza spesso da evitare il contatto tra il lavoro ed il vetro.</p>
<p>- Mentre lavorate tenete il foglio leggermente inclinato per far scivolare la polvere che si forma.</p>
<p>- Esiste una vasta gamma di colori per evitare di mescolarli fra di loro: mescolati perdono la loro purezza poiché diventa visibile l’argilla .</p>
<p>- Spruzzate il fissativo da una distanza di almeno 30 cm. in strati leggeri.</p>
<div id="attachment_2455" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="attachment wp-att-2455" href="http://www.praticalarte.com/2010/11/22/la-tecnica-del-pastello/claude-texier-2/"><img class="size-thumbnail wp-image-2455 " style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="claude texier" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/11/claude-texier1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Claude Texier, pastello</p></div>
<p>- Fate attenzione a non sfregare la mano sul lavoro, impasterebbe i colori e potrebbe rovinarlo.<br />
Buon lavoro.</p>
<p>Se volete documentarvi sulla tecnica vi indico alcuni link interessanti:</p>
<p>http://www.pastelinternational.com/MEMBERS/memberinfo.html#southeastwisconsin</p>
<p>http://www.pastelsec.com/Artist.html</p>
<p>http://artdupastelenfrance.fr/Galeries_fr.htm</p>
<p>http://www.artedelpastello.com/</p>
<p>http://artistsinpastel.blogspot.com/</p>
<p>Alcuni artisti che utilizzano la tecnica del pastello:</p>
<div id="attachment_2456" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="attachment wp-att-2456" href="http://www.praticalarte.com/2010/11/22/la-tecnica-del-pastello/gracepaleg-2/"><img class="size-thumbnail wp-image-2456 " style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="gracepaleg" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/11/gracepaleg1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Grace Paleg, pastello</p></div>
<p>http://www.gracepaleg.com.au/</p>
<p>http://www.patrick-martin.com/nouvelles_du_site.htm</p>
<p>http://www.ctexier.com/oeuvres.htm</p>
<p>http://akikoh.myexpose.com/gallery/</p>
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		<title>Imparare a vedere spazi positivi e negativi per disegnare</title>
		<link>http://www.praticalarte.com/2010/08/20/imparare-a-vedere-spazi-positivi-e-negativi-per-disegnare/</link>
		<comments>http://www.praticalarte.com/2010/08/20/imparare-a-vedere-spazi-positivi-e-negativi-per-disegnare/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 00:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grafite</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Se si riescono a identificare gli spazi positivi e negativi all&#8217;interno del campo visivo che abbiamo scelto di disegnare, abbiamo un ottimo appiglio per migliorare l&#8217;accuratezza della nostra visione e quindi del nostro disegno. In  questo articolo proveremo a capire il processo di identificazione degli spazi positivi e negativi nel disegno individuando e disegnando tre diversi tipi di spazi.
Questo progetto è suddiviso in tre sezioni:

LA SAGOMA IN BIANCO E NERO: Prima di disegnare un  oggetto, bisogna cercare di identificare i suoi bordi. Dopo di ciò si può individuare la forma complessiva che la sua sagoma occupa nello spazio.
INDIVIDUARE GLI SPAZI GUARDANDO IL MONDO REALE: Non sempre è possibile definire  spazi negativi (NS) e spazi positivo (PS) in termini di semplice bianco e  nero. Spesso è necessario individuare specifiche zone che ci aiutino ad individuarequesti spasi in zone parziali del nostro modello o intorno ad esso e a procedere al disegno dell&#8217;oggetto in modo accurato.
SFIDA: La sfida che ci poniamo è quella di disegnare la forma di un semplice oggetto di uso comune delineando solo lo spazio negativo.

Il materiale necessario per svolgere l&#8217;esercizio consiste in carta da disegno, matite di grafite, e una cornice mirino.
Articolo tradotto dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-thumbnail wp-image-1975 alignleft" style="margin-right: 10px;" title="006" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/006-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Se si riescono a identificare gli spazi positivi e negativi all&#8217;interno del campo visivo che abbiamo scelto di disegnare, abbiamo un ottimo appiglio per migliorare l&#8217;accuratezza della nostra visione e quindi del nostro disegno. In  questo articolo proveremo a capire il processo di identificazione degli spazi positivi e negativi nel disegno individuando e disegnando tre diversi tipi di spazi.<br />
Questo progetto è suddiviso in tre sezioni:</p>
<ol>
<li><strong>LA SAGOMA IN BIANCO E NERO:</strong> Prima di disegnare un  oggetto, bisogna cercare di identificare i suoi bordi. Dopo di ciò si può individuare la forma complessiva che la sua sagoma occupa nello spazio.</li>
<li><strong>INDIVIDUARE GLI SPAZI GUARDANDO IL MONDO REALE: </strong>Non sempre è possibile definire  spazi negativi (NS) e spazi positivo (PS) in termini di semplice bianco e  nero. Spesso è necessario individuare specifiche zone che ci aiutino ad individuarequesti spasi in zone parziali del nostro modello o intorno ad esso e a procedere al disegno dell&#8217;oggetto in modo accurato.</li>
<li><strong>SFIDA:</strong> La sfida che ci poniamo è quella di disegnare la forma di un semplice oggetto di uso comune delineando solo lo spazio negativo.</li>
</ol>
<p>Il materiale necessario per svolgere l&#8217;esercizio consiste in carta da disegno, matite di grafite, e una cornice mirino.</p>
<p>Articolo tradotto dal sito www.drawspace.com e distribuito secondo la stessa licenza Creative Commons</p>
<p><span id="more-1967"></span><strong>GLOSSARIO ARTISTICO</strong><br />
<em><strong>spazio positivo (SP) </strong>è lo spazio in un disegno che è occupato da un oggetto, la sua sagoma complessiva.<br />
<strong>spazio negativo (SN) </strong>è il contesto intorno a un oggetto, tutto ciò che contorna la sua silohuette, preso nel suo insieme.<br />
<strong>Sovrapposizione</strong> si riferisce ad una tecnica per creare l&#8217;illusione della profondità  tracciando un elemento così come appare visivamente davanti a un  altro (o altri).<br />
<strong>Spazio  di disegno</strong> (detto anche superficie del disegno o formato del  disegno) è l&#8217;area in cui si esegue il disegno  all&#8217;interno di un perimetro specifico. Può essere la forma della carta o uno spazio delineato in qualsiasi modo sul foglio, esso potrebbe essere un quadrato, un rettangolo, un cerchio o qualsiasi altra forma. Uno  spazio di disegno può essere separato in primo piano, uno o più piani mediani, e  lo sfondo. La divisione può essere composta da sovrapposizioni delle forme degli oggetti uno dietro l&#8217;altro mano a mano che ci si allontana dal punto di vista.<br />
<strong>Forma</strong> si riferisce al profilo esterno di un modulo. forme di base comprendono cerchi, quadrati e triangoli.<br />
<strong>Proporzione</strong> si riferisce al rapporto in termini di dimensioni di una parte di un disegno rispetti ad un&#8217;altra o ad altre.</em></p>
<p><strong>INDIVIDUARE LA  SAGOMA IN BIANCO E NERO</strong><br />
Prima di poter disegnare un oggetto, è necessario imparare a identificare i suoi bordi. Ottenuto questo risultato, è possibile con lo sguardo percepire lo spazio complessivo che occupa, immaginandolo come una sagoma piatta.<br />
Un singolo oggetto contenuto all&#8217;interno di uno spazio di disegno è lo Spazio Positivo (<strong>SP</strong>). tutto quello che circonda questo spazio è lo Spazio Negativo (<strong>SN</strong>).</p>
<div id="attachment_1971" class="wp-caption alignleft" style="width: 219px"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/0021.jpg" rel="lightbox[1967]"><img class="size-full wp-image-1971 " title="001" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/0021.jpg" alt="" width="209" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">immagine 01</p></div>
<div id="attachment_1972" class="wp-caption alignright" style="width: 219px"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/0031.jpg" rel="lightbox[1967]"><img class="size-full wp-image-1972 " title="002" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/0031.jpg" alt="" width="209" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">immagine 02</p></div>
<p>1. prendiamo in considerazione la candela a forma di anatra della figura 01.<br />
L&#8217;anatra è lo <strong>SP </strong>e lo sfondo bianco è lo <strong>SN</strong>.<br />
2. con un leggero sforzo degli occhi, magari strizzando un po&#8217; le palpebre riuscirete a vedere l&#8217;anatra come una sagoma. Un intervento in Photoshop, ci permette di vedere lo <strong>SP</strong> come una semplice sagoma nera complessiva (figura 02). Credo che senza dubbio sarà più facile disegnare la forma del soggetto tracciando una linea intorno alla sua forma individuata in questo modo.</p>
<div id="attachment_1973" class="wp-caption alignleft" style="width: 218px"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/0041.jpg" rel="lightbox[1967]"><img class="size-full wp-image-1973  " title="003" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/0041.jpg" alt="" width="208" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">immagine 03</p></div>
<div id="attachment_1974" class="wp-caption alignright" style="width: 218px"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/0051.jpg" rel="lightbox[1967]"><img class="size-full wp-image-1974 " title="004" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/0051.jpg" alt="" width="208" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">immagine 04</p></div>
<p>3. Esamiamo di nuovo la figura 01 e proviamo a vedere la forma dello <strong>SN</strong>.<br />
Con un altro piccolo trucco di Photoshop, lo <strong>SN</strong> diventa una sagoma nera (figura 03).<br />
Come  potete vedere, anche in questo modo è possibile individuare e tracciare il profilo dell&#8217;anatra  (figura 04) disegnando solo i bordi dello spazio negativo.</p>
<p>Ma, se individuare gli spazi positivi e negativi fosse  davvero così facile, questa lezione dovrebbe finire qui. Purtroppo non è tutto così semplice! Questa facoltà &#8211; che è uno degli strumenti più potenti in mano a chi disegna e dipinge &#8211; non è poi cosi semplice da utilizzare! Quando  è stata l&#8217;ultima volta che avete potuto vedere un oggetto che fosse completamente circondato da uno spazio bianco e pulito &#8211; un oggetto assolutamente con nulla dietro?</p>
<p><strong>INDIVIDUARE GLI SPAZI POSITIVI E NEGATIVI IN UNA SITUAZIONE REALE</strong><br />
Coma stavamo dicendo, non sempre è possibile definire spazi negativi (<strong>SN</strong>) e spazi positivi (<strong>SP</strong>) in termini di semplice bianco e nero. Spesso è necessario individuare diversi livelli o strati di spazi per poter vedere e disegnare un oggetto in modo accurato.<br />
A confondere ulteriormente le idee, certi spazi possono cambiare le loro identità, uno  spazio positiva può diventare uno spazio negativo e viceversa. Questo esercizio ti mostrerà come disegnare con tre strati di spazi (invece di due).</p>
<div id="attachment_1975" class="wp-caption alignleft" style="width: 176px"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/006.jpg" rel="lightbox[1967]"><img class="size-full wp-image-1975" title="005" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/006.jpg" alt="figura 05" width="166" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">figura 05</p></div>
<p><strong>1. Esaminiamo la foto originale della candela a forma di anatra nella figura 05.</strong><br />
L&#8217;anatra (primo piano) è davanti (o sopra) il tavolo (semi sfondo). Sia l&#8217;anatra che il tavolo si trovano davanti ad altri piani prospettici che consistono in un cuscino blu e una parete marrone sullo sfondo.<br />
In altri termini, l&#8217;anatra si sovrappone alla tavola e la tavola si sovrappone allo sfondo. Quindi (come primo passo) possiamo considerare tavola e anatra combinate e considerarle uno<strong> SP</strong> mentre lo sfondo è uno <strong>SN</strong>.<br />
Per inciso, per molti disegni è conveniente procedere lavorando dal fondo verso il primo piano.<br />
<strong>2. Disegnate uno spazio rettangolare di circa 5 per 7 centimetri (figura 06).</strong><br />
Usate un righello e una matita qualsiasi.<br />
<strong> </strong><strong> </strong></p>
<p><strong>3. Esaminare la forma dello spazio negativo.</strong></p>
<div id="attachment_1976" class="wp-caption alignleft" style="width: 176px"><strong> </strong><strong><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/007.jpg" rel="lightbox[1967]"><img class="size-full wp-image-1976" title="006" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/007.jpg" alt="" width="166" height="200" /></a></strong><p class="wp-caption-text">figura 06</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_1977" class="wp-caption alignright" style="width: 177px"><strong> </strong><strong><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/008.jpg" rel="lightbox[1967]"><img class="size-full wp-image-1977" title="007" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/008.jpg" alt="" width="167" height="200" /></a></strong><p class="wp-caption-text">figura 07</p></div>
<p>Nella figura 06, lo sfondo (dietro il bordo del tavolo) è lo <strong>SN</strong>. Confronta la sua forma con quella dello <strong>SN</strong> (indicato come valore di grigio chiaro) in figura 07.</p>
<p>Si può chiaramente vedere la forma dello stoppino della candela a forma di anatra nello <strong>SN</strong>. Ovviamente, lo stoppino si sovrappone al background, nascondendo questa piccola parte della sfondo alla vista.<strong> </strong></p>
<p><strong>4. Schema della forma dello Spazio Negativo (figura 08)<br />
</strong></p>
<div id="attachment_1978" class="wp-caption alignleft" style="width: 176px"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/009.jpg" rel="lightbox[1967]"><img class="size-full wp-image-1978" title="008" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/009.jpg" alt="" width="166" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">immagine 08</p></div>
<div id="attachment_1979" class="wp-caption alignright" style="width: 176px"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/010.jpg" rel="lightbox[1967]"><img class="size-full wp-image-1979" title="009" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/010.jpg" alt="" width="166" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">immagine 09</p></div>
<p>Lo<strong> SN</strong> è già delineato dalla forma della cornice nella parte superiore e ai lati. Pertanto, è necessario solo delineare il bordo inferiore.</p>
<p>Confrontare le dimensioni e la forma dello <strong>SN</strong> ai bordi dello spazio di disegno. Non è possibile visualizzare una zona di sfondo dietro lo stoppino e quindi il percorso del tracciato del contorno dello <strong>SN</strong> dovrà girarci intorno.</p>
<p><strong>5. Considerare la forma di un nuovo Spazio Negativo (figura 09).</strong><br />
fino ad ora, abbiamo considerato la tavola e l&#8217;anatra come un insieme che possiamo considerare un grande <strong>SP, </strong>evidenziato dalla colorazione grigia nella figura 09.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>6. Nella nostra mente passiamo a considerare la forma della figura 09 come fosse uno Spazio Negativo.</strong><br />
A questo punto il tavolo diventerà il nuovo <strong>SN</strong> da considerare. Naturalmente, una gran parte del tavolo sarà nascosto alla vista dall&#8217;anatra (figura 10).</p>
<div id="attachment_1980" class="wp-caption alignleft" style="width: 176px"><strong><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/011.jpg" rel="lightbox[1967]"><img class="size-full wp-image-1980" title="010" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/011.jpg" alt="" width="166" height="200" /></a></strong><p class="wp-caption-text">immagine 10</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_1981" class="wp-caption alignright" style="width: 176px"><strong> </strong><strong><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/012.jpg" rel="lightbox[1967]"><img class="size-full wp-image-1981" title="011" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/012.jpg" alt="" width="166" height="200" /></a></strong><p class="wp-caption-text">figura 11</p></div>
<p><strong>7. Ora decidiamo che la forma dell&#8217;anatra sia il nuovo Spazio Positivo.</strong><br />
L&#8217;anatra si sovrappone al tavolo. Pertanto possiamo sostenere che ora è lei il nuovo <strong>SP</strong>. Tuttavia, è possibile disegnare l&#8217;anatra con maggiore precisione se si disegna considerando il suo SN (figura 10).</p>
<p><strong>8. Tracciate il contorno dello Spazio Negativo (figura 11).</strong><br />
Mentre disegnate, fate costantemente riferimento alla dimensione e alla forma dello <strong>SN </strong>in relazione alla forma dello spazio che rimane tra l&#8217;anatra e il bordo dello spazio che avevamo creato intorno ad esso nel passo 2.<br />
Delineando lo spazio negativo, riusciamo a descrivere l&#8217;anatra quasi senza accorgercene e con grande precisione. Gli spazi positivi e quelli negativi assumono le loro forme distintive, e si incastrano come pezzi di un puzzle.</p>
<p><strong>SFIDA</strong><br />
La sfida è quella di disegnare la forma di un semplice oggetto quotidiano delineandone solo lo spazio negativo.</p>
<div id="attachment_1982" class="wp-caption aligncenter" style="width: 267px"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/013.jpg" rel="lightbox[1967]"><img class="size-full wp-image-1982 " title="012" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/08/013.jpg" alt="" width="257" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">figura 12</p></div>
<ol>
<li> <strong>Trovare un oggetto molto semplice (come una mela o tazza)</strong>.</li>
<li><strong>Mettete l&#8217;oggetto di fronte a voi su un tavolo (o altra superficie piana).</strong></li>
<li><strong>Ponete un telaio/mirino di fronte a voi in modo da vedere l&#8217;oggetto attraverso la sua apertura.</strong><br />
Scriverò un articolo apposito su come costruire questa cornice/mirino e sul suo utilizzo, per ora spero che la figura 12 vi permetta di intuire il suo uso.</li>
<li><strong>Decidete la quantità di tavolo e di Spazio Negativo che volete includere nel disegno</strong>.<br />
La figura 12 mostra l&#8217;anatra e lo sfondo visti attraverso una cornice/mirino. Disponete il vostro oggetto più o meno allo stesso modo e guardatelo attraverso il mirino avvicinandolo o allontanandolo dal vostro viso in modo opportuno, così una sezione di esso mostrerà lo spazio oltre il bordo del tavolo. Regolare la forma dello spazio isolato dal mirino nel modo migliore per voi. Potrebbe anche essere necessario spostarel&#8217;oggetto più vicino o più lontano.</li>
<li><strong>Disegnate il vostro oggetto delineando gli spazi negativi.</strong><br />
Seguite la procedura descritta in precedenza (questa volta però facendo esperienza sul mondo tridimensionale, non su una foto).</li>
</ol>
<p>Con  molta pratica, questo processo diventa totalmente automatico ed è  possibile disegnare con precisione e senza bisogno di una concentrazione consapevole sulle varie fasi.</p>
<p><em>Questi articoli </em><em>e le immagini originali, </em><em>sono una libera traduzione delle lezioni di Brenda Hoddinott, pubblicate sul sito <a href="http://www.drawspace.com/" target="_blank">www.drawspace.com</a>,  la pubblicazione avviene  rispettando la licenza Creative Commons sotto cui sono pubblicati gli  articoli originali. </em></p>
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		<title>La tecnica della sottopittura &#8220;dead coloring&#8221; secondo Vermeer</title>
		<link>http://www.praticalarte.com/2010/06/19/la-tecnica-della-sottopittura-dead-coloring-secondo-vermeer/</link>
		<comments>http://www.praticalarte.com/2010/06/19/la-tecnica-della-sottopittura-dead-coloring-secondo-vermeer/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 15:41:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver completato il disegno, Vermeer cominciava a dipingere usando il sistema della &#8220;colorazione morta&#8221; (dead coloring) o sottopittura come viene chiamata oggi. Questa era una delle fasi più importanti  nel suo processo di pittura. Senza una accurata e minuziosa padronanza della tecnica della sottopittura, la straordinaria coerenza pittorica che caratterizza la pittura più matura di Vermeer non sarebbe stata possibile.
La tecnica della sottopittura facilita grandemente la realizzazione di composizioni finemente bilanciate, una accurata messa a punto della luce e delle sottigliezze cromatiche.
 La sottopittura oggi è praticata raramente. Per tutto il secolo scorso, gli artisti hanno semplicemente iniziato a dipingere direttamente  su tele commerciali bianche già pronte, con colori pieni superando qualsiasi passaggio pur di abbreviare il processo pittorico. Per questo ne la funzione ne la pratica della sottopittura è mai stata compresa pienamente.
In termini semplici, una sottopittura è una versione monocromatica della pittura finale usata per fissare la composizione, dando volume e sostanza alle forme, per distribuire luci ed ombre per creare gli effetti illuministici. La mancanza di colore probabilmente giustifica il termine &#8220;morta&#8221; (dead) nella definizione sottopittura morta (dead painting). I colori erano poi applicati sulla sottopittura quando questa era perfettamente asciutta.

Le sottopitture erano in genere eseguite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="bx500left"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/0169_vermeer_letter.jpg" rel="lightbox[1431]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1483" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="0169_vermeer_letter" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/0169_vermeer_letter-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Dopo aver completato il disegno, Vermeer cominciava a dipingere usando il sistema della &#8220;colorazione morta&#8221; (dead coloring) o sottopittura come viene chiamata oggi. Questa era una delle fasi più importanti  nel suo processo di pittura. Senza una accurata e minuziosa padronanza della tecnica della sottopittura, la straordinaria coerenza pittorica che caratterizza la pittura più matura di Vermeer non sarebbe stata possibile.</div>
<div class="bx500left"><strong>La tecnica della sottopittura facilita grandemente la realizzazione di composizioni finemente bilanciate, una accurata messa a punto della luce e delle sottigliezze cromatiche.<span id="more-1431"></span></strong></div>
<div class="bx500left"><strong> </strong>La sottopittura oggi è praticata raramente. Per tutto il secolo scorso, gli artisti hanno semplicemente iniziato a dipingere direttamente  su tele commerciali bianche già pronte, con colori pieni superando qualsiasi passaggio pur di abbreviare il processo pittorico. Per questo ne la funzione ne la pratica della sottopittura è mai stata compresa pienamente.</div>
<div class="bx500left">In termini semplici, una sottopittura è una versione monocromatica della pittura finale usata per fissare la composizione, dando volume e sostanza alle forme, per distribuire luci ed ombre per creare gli effetti illuministici. La mancanza di colore probabilmente giustifica il termine &#8220;morta&#8221; (dead) nella definizione sottopittura morta (dead painting). I colori erano poi applicati sulla sottopittura quando questa era perfettamente asciutta.</div>
<div class="bx500left"></div>
<div class="bx500left">Le sottopitture erano in genere eseguite con terre dai toni caldi, o con toni di grigio neutro. La terra d&#8217;ombra bruciata, a volte mescolata con nero, era usata di frequente a questo scopo.</div>
<div class="bx500left"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/adorazione-magi.jpg" rel="lightbox[1431]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1482" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="adorazione magi" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/adorazione-magi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nell&#8217;opera incompiuta di Leonardo l&#8217;Adorazione dei Magi (a sinistra) risultano evidenti sia il disegno iniziale che varie fasi di sottopittura.</div>
<div class="bx500left"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/Rubens.jpg" rel="lightbox[1431]"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1484" style="margin-left: 10px; margin-right: 0px;" title="Rubens" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/Rubens-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Rubens (a destra) usava il bianco per accrescere l&#8217;evidenza delle zone illuminate (Per inciso vi invito a prendere coscienza della infinita superiorità di Leonardo sotto tutti i punti di vista).</div>
<div class="bx500left">Qiundi con un minimo di fatica un artista era in grado prevedere in modo molto accurato la propria idea pittorica. poteva osservare le parti carenti della propria composizione e correggerle in modo abbastanza facile tramite l&#8217;apporto di pochi toni neutri di luce ed ombra. Anche estese zone della tela che fossero risultate troppo scure potevano ugualmente essere illuminate mentre altre troppo luminose smorzate. Il grado di finitura di questa sottopittura varia da scuola a scuola pittorica e addirittura da autore ad autore.</div>
<div class="bx500left">
<div id="attachment_1488" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/radiograph_girl_with_a_pearl_earring1.jpg" rel="lightbox[1431]"><img class="size-thumbnail wp-image-1488" title="radiograph_girl_with_a_pearl_earring" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/radiograph_girl_with_a_pearl_earring1-150x150.jpg" alt="Vermeer, la ragazza con l'orecchino" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">radiografia della ragazza con l&#39;orecchino</p></div>
<p>Non è possibile accertare se Vermeer portasse la definizione della sua sottopittura a livello di quella di Leonardo ma prove di laboratorio sembrano evidenziare che le sue fossero meno definite. Egli generalmente usava neri e marroni nelle sue sottopitture.</p>
</div>
<div class="bx500left">E&#8217; noto che Rembrant e Rubens in particolare abbiano fatto larghissimo uso della sottopittura. Pare che essi tenessero nel loro studio diversi quadri fermi a livello della sottopittura, in attesa che qualche cliente manifestasse il proprio interesse verso quella particolare composizione, versasse un acconto e ordinasse il completamento dell&#8217;opera nella pienezza dei suoi colori e dettagli.</div>
<div class="bx500left">La sottopittura non è comunque solo un metodo rapido per prevedere e correggerre elaborate composizioni, esso è anche un sistema per ottenere un gran numero di effetti ottici che non possono essere ottenuti con la cosiddetta pittura alla prima usando impasti di colore direttamente sulla tela.</p>
<h2>La sottopittura di Vermeer</h2>
<div id="attachment_1489" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/technique_vermeer_undrpaintng_a.jpg" rel="lightbox[1431]"><img class="size-thumbnail wp-image-1489" title="technique_vermeer_undrpaintng_a" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/technique_vermeer_undrpaintng_a-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">un  dettaglio da The Geographer di Johannes Vermeer</p></div>
<div class="bx500left">Sembra quindi certo che la sottopittura facesse parte del processo creativo di questo autore. Analisi di laboratorio hanno dimostrato che nella fase di sottopittura sono stati effettuati diversi interventi e ripensamenti per quanto riguarda la posizione, la dimensione,  la presenza o assenza di oggetti ed altri elementi compositivi. Sedie, mappe, immagini incorniciate, strumenti musicali, cesti, un intero cavaliere in piedi e perfino un cane sono apparsi e scomparsi dalle sue composizioni prima che esse venissero completate. Vermeer probabilmente li ricoprì nella fase della sottopittura rendendosi conto che disturbavano l&#8217;effetto che egli intendeva ottenere. Egli cambiò la posizione di arti e dita, per ottenere con precisione la gestualità che desiderava, bordi di mappe hanno migrato a destra o sinistra per aggiungere stabilità alla composizione, ed i contorni del corpo delle ragazze rappresentate sono stati rimodellati per rendere le loro figure più eleganti e fluide. Anche le ombre sono state schiarite o scurite, tutto grazie alla comoda visione immediata offerta dalla tecnica della sottopittura.</div>
<div class="bx500left"></div>
<div class="bx500left"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/geographer2.jpg" rel="lightbox[1431]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1490" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="geographer2" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/geographer2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>E&#8217; stato notato che nell&#8217;opera &#8220;Il Geografo&#8221; c&#8217;è più di un passaggio che sembra essere stato lasciato incompleto o lasciato visibile. L&#8217;osservazione di molte delle zone di profonda ombra del tappeto rivela come il metodo di pittura di Vermeer non si discostasse molto da quello dei suoi contemporanei.</div>
<div class="bx500left"><a href="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/underpaintingbyjonathanjanson.jpg" rel="lightbox[1431]"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1491" style="margin-left: 10px; margin-right: 0px;" title="underpaintingbyjonathanjanson" src="http://www.praticalarte.com/wp-content/uploads/2010/06/underpaintingbyjonathanjanson-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Qui a destra, riporto una immagine realizzata di recente per la realizzazione di un corso su CD ROM  di Jonathan Janson, che offre una ipotesi di lavoro per la realizzazione di un quadro utilizzando quella che si presume sia stata la tecnica di sottopittura di Vermeer, sembra una buona realizzazione ed un buono spunto per approfondire lo studio di questa tecnica antica.</div>
<div class="bx500left"></div>
</div>
<div class="bx500left">Questo articolo è stato liberamente tradotto da quello in inglese: <a href="http://www.essentialvermeer.com/technique/technique_underpainting.html">Vermeer&#8217;s Painting Technique: Drawing</a>.</div>
<div class="bx500left"></div>
<div class="bx500left"><strong>Discuti con l’autore della traduzione dell’articolo e con altri amici pittori di    questa tecnica sul <a href="../discussioni/viewtopic.php?f=11&amp;t=37" target="_blank">Forum di Pratica l’Arte</a></strong></div>
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		<title>L&#8217;uso del bistro nella pittura ad acquerello</title>
		<link>http://www.praticalarte.com/2010/03/01/luso-del-bistro-nella-pittura-ad-acquerello/</link>
		<comments>http://www.praticalarte.com/2010/03/01/luso-del-bistro-nella-pittura-ad-acquerello/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 11:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il bistro è un colore composto da un miscuglio dei tre colori primari, i pittori lo usano al posto del nero.
Ho trovato un buon tutorial di base sulla pittura ad acquerello e mi sembra utile segnalarlo. Mi piace molto l&#8217;importanza che viene data alla impostazione veloce del disegno e la spiegazione dell&#8217;uso del &#8220;bistro&#8221;, un colore composto dai tre colori primari molto usato dai pittori anche se essi molto spesso  nemmeno se ne rendono conto.
Ecco l&#8217;indirizzo
Trovate altre indicazioni sull&#8217;uso del bistro in pittura su Google
Related Posts:sovrapposizione dei colori ad acquerelloTecniche: pittura ad acquerelloEttore Roesler Franz e gli acquerelli della memoriaImparare i fiori ad acquerello con Ann PemberCome fare ritratti con Illustrator simulando l&#8217;uso di pennarelli e acquerelli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignleft" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="natura morta ad acquerello" src="http://www.acquerelli-monica.ch/Lezione_di_acquerello_file/image018.jpg" alt="natura morta ad acquerello" width="150" height="150" />Il bistro è un colore composto da un miscuglio dei tre colori primari, i pittori lo usano al posto del nero.</h3>
<p>Ho trovato un buon tutorial di base sulla pittura ad acquerello e mi sembra utile segnalarlo. Mi piace molto l&#8217;importanza che viene data alla impostazione veloce del disegno e la spiegazione dell&#8217;uso del &#8220;bistro&#8221;, un colore composto dai tre colori primari molto usato dai pittori anche se essi molto spesso  nemmeno se ne rendono conto.<br />
<a title="lezione di acquerello" href="http://www.acquerelli-monica.ch/Lezione_di_acquerello.htm" target="_blank"><strong>Ecco l&#8217;indirizzo</strong></a></p>
<p>Trovate altre indicazioni sull&#8217;<a href="http://www.google.com/search?ie=UTF-8&amp;oe=UTF-8&amp;sourceid=navclient&amp;gfns=1&amp;q=l%27uso+del+bistro+nella+pittura+ad+acquerello" target="_blank">uso del bistro in pittura su Google</a><br />
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		<title>Ancora sulla sottopittura</title>
		<link>http://www.praticalarte.com/2010/03/01/ancora-sulla-sottopittura/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 08:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il metodo della sottopittura è conosciuto fin dai tempi dei Greci per esaltare la brillantezza dei colori luminosi, dall'avvento della pittura ad olio anche per rendere ombre profonde e trasparenti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="tomba Vulci" src="http://www.rositour.it/RomaLazio/Etruria/Vulci/Vulci_Tomba%20Francois%20(Ric-orig.%20Villa%20Albani%20RM).jpg" alt="tomba Vulci" width="126" height="126" />Il metodo della sottopittura è conosciuto fin dai tempi dei Greci per esaltare la brillantezza dei colori luminosi</h3>
<p style="text-align: justify;">Oltre che come preparazione generale della tela o per l&#8217;impostazione plastica nella pittura a grisaglia, si sente parlare di sottopittura già nella pittura etrusca.<br />
Da indagini eseguite su pitture etrusche risulta che il bianco venisse applicato in sottopittura nei punti che dovevano risultare più in rilievo per rendere una evidenza plastica maggiore. Un esempio di questo metodo si può osservare nella tomba di Vulci nel museo Torlonia a Roma.<span id="more-745"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema era già noto ai Greci &#8220;Il porpora si fa con rosso, nero e bianco &#8230; in quanto al bianco, la brillantezza e la trasparenza del tono ne rivelano la presenza&#8221;. In sostanza si creava un letto di bianco per esaltare le ombreggiature rosse e nere.</p>
<p>Citiamo Leonardo: &#8220;Sempre a quei colori che tu vuoi abbiano bellezza preparerai prima il campo candidissimo: e questo dico dei colori che sono trasparenti perché quello che non sono trasparenti non giova campo chiaro e l&#8217;esempio di questo insegnano i colori dei vetri i quali, quando sono interposti infra l&#8217;occhio e l&#8217;aria luminisa, si mostrano di eccellente bellezza, il che far nonn possono avendo dietro di se l&#8217;aria tenebrosa o altra oscurità&#8221;</p>
<p>Quindi, quando si lavora con colori trasparenti (bisognerà fare attenzione alle indicazioni sui tubetti dei nostri colori) conviene preparare un sottofondo bianco che ne esalterà la luminosità. Non è per questo motivo che gli acquerelli (che si applicano puri sulla carta bianca) risultano tanto più brillanti e luminosi rispetto al risultato che si ottiene mescolando il bianco alle tinte come si fa nella tecnica del guazzo?</p>
<p style="text-align: justify;">Nella tecnica della pittura ad olio la sottopittura è largamente usata per la preparazione delle zone in ombra che successivamente riceveranno una  o più velature di colori trasparenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Io personalmente uso molto sovrapporre a una sottopittura dai toni verdastri con cui imposto certi incarnati, una velatura di lacca di garanza seguita da una di bitume, o di bruno Van Dick, il risultato è una resa eccezionale di ombre profonde e trasparenti. Lo stratagemma funziona egregiamente anche quando si dipinge ad acrilico, specie se si usa un medium lucido per diluire il colore.</p>
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		<title>come si applica la teoria dei colori</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 08:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[uso dei colori]]></category>
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		<description><![CDATA[esercizio della teoria del colore secondo Goethe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" src="http://circolodarti.com/images/stories/articoli/matite_primari.jpg" alt="" width="63" height="66" />Per svolgere l&#8217;esercizio della teoria del colore secondo Goethe è possibile scaricare da questo link il<strong><a title="mandala ruota del colore" href="http://www.praticalarte.com/lezioni_pdf/mandala_ruota_colore_goethe.pdf" target="_blank"> file PDF da stampare</a></strong> con lo schema della posizione dei colori.</p>
<p style="text-align: justify;">Eccoci al primo piccolo passo del nostro esercizio. Ci permetterà di fare alcune riflessioni credo abbastanza importanti.<br />
È cosa nota ai pittori che la maggior parte delle tinte possono essere ottenute partendo da soli tre colori di base che vengono chiamati colori primari, in teoria &#8211; avendo a disposizione dei pigmenti veramente purissimi e perfettamente riflettenti &#8211; mescolando i tre colori primari, dovrebbe essere possibile ottenere proprio tutti i colori, dato che non esistono pigmenti cosi puri la gamma dei colori ottenibili è più limitata.</p>
<p><span id="more-15"></span></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 289px"><img title="colori primari" src="http://circolodarti.com/images/stories/articoli/mandala1_matite1.jpg" alt="posizione dei colori primari" width="279" height="279" /><p class="wp-caption-text">posizione dei colori primari</p></div>
<p style="text-align: justify;">Per iniziare il nostro esercizio dobbiamo usare tre matite colorate, una gialla, una rossa e una blu. Con esse coloriamo i settori che possono essere individuati sulla terza corona circolare partendo dall’esterno, alle ore 12 per il giallo, alle 4 per il rosso e alle 8 per il blu.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono alcune osservazioni da fare già a questo primo stadio: sto consultando molti libri sull’argomento, scritti da molti autori dalle radici culturali e impostazioni scientifiche le più diverse (ad esempio Rudolf Steiner e Betty Edwards), eppure l’ordine in cui vengono rappresentati i colori è sempre lo stesso: girando in senso orario il rosso segue il giallo e il blu segue il rosso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://circolodarti.com/images/stories/articoli/mandala1_matite1.jpg" target="_blank" rel="lightbox[15]"> </a>Non avevo notato questa corrispondenza fino a quando uno dei miei allievi mancini che riprendeva la colorazione del mandala in una seconda lezione non ha piazzato il suo mandala sottosopra, con il giallo in basso e gli altri due colori in qualche modo piazzati invertiti. In qualche modo quella sistemazione gli pareva più giusta. La mia attenzione si è risvegliata ed ho cominciato a cercare una risposta alle domande che questa esperienza poneva.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Betty Edwards questo fenomeno deriva dalla specializzazione degli emisferi del nostro cervello (che nei mancini è invertita), in qualche modo il rosso in quella posizione collima con la specializzazione analitica dell’emisfero sinistro, mentre la posizione del blu soddisfa le istanze dell’emisfero destro più intuitivo. Ci sono altri esercizi sviluppati sulle esperienze di Rudolf Steiner che possono confermare queste ipotesi collegando l’essenza di questi colori a caratteri caldi/secchi/aggressivi o freddi/umidi/ricettivi, ne parleremo se volete in seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">Per oggi mi fermo qui, lasciandovi con un’altra indicazione che riprenderemo in seguito: per come sono messi i tre colori possono rappresentare i vertici di un triangolo equilatero. Come vedtremo i simboli e i segni arcaici accompagneranno tutta l’avventura delle arti figurative sin dai primissimi segni tracciati sulle pareti delle caverne e spessissimo saltano fuori proprio quando meno ce lo aspettiamo.</p>
<p>(segue)<br />
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